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O COSÌ O POMÌ. Il mestiere del copy

E’ difficile scrivere di copywriting senza essere un copy. Se ci pensiamo già la frase d’apertura è un pessimo inizio, piena di ripetizioni ed inglesismi.

Eppure oggi intendiamo proprio scrivere di quello che Wikipedia traduce (malamente) come “redattore pubblicitario” .

La voglia ci nasce da un fatto triste: da qualche tempo è venuto a mancare Beppe Pilla, uno dei copy che ha fatto la storia della pubblicità italiana.

In italiano non ce l’abbiamo un’espressione dolce e poetica per parlare di una persone che muore. I copywriter inglesi sono più fortunati : loro hanno “to pass away”. Quando penso a mia madre io penso che sia “passed away” e l’espressione mi fa quasi sentire il soffio della sua anima che vola verso il cielo.

Ma torniamo a Beppe Pilla. Noi non lo conoscevamo di persona. Come quasi tutti quelli che hanno iniziato a lavorare in pubblicità negli anni’80 della “Milano da Bere”, ne abbiamo però sentito parlare.

Tra i tanti head line che ha creato ce ne è uno a noi particolarmente caro : O COSI’ O POMI’.

Oggi noi ci occupiamo proprio della comunicazione del brand Pomì, ed il fatto che un head line sia passato indenne attraverso decenni che hanno rivoluzionato la comunicazione, ci ha sempre fatto pensare.

La dote che più abbiamo sempre ammirato in un copy è la sintesi. Una frase che amiamo ripetere, pare l’abbia scritta Mark Twain, è questa : “Ti ho scritto una lettera lunga perché non avevo tempo di scrivertene una breve”.

“Io esiste” per la rivista Max e “Poche Palle” per una vettura della Ford, insieme al già citato head di Pomì sono esempi inarrivabili di sintesi fulminante. Due, tre, massimo quattro parole e hai creato un mondo, hai posizionato una marca.

Nel mondo pubblicitario di oggi chi scrive si chiama quasi sempre “content writer”, si autodefinisce “seo expert”, arriva anche ad utilizzare paroloni come “inbound marketer”.

Oggi però il nostro omaggio vuole essere al copywriter, e forse, ad un mondo che non c’è più.